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In festa tutto l'anno.



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Sono più di millecinquecento le occasioni per celebrare usanze e ricorrenze


Nel corso dei secoli le molte genti arrivate sulle coste sarde da terre lontane hanno portato usanze e costumi, divinità e formule che sono state lentamente assorbite fino a divenire parte integrante della cultura dell'Isola. Questi eventi, che coinvolgono intere comunità su tutto il territorio, affondano dunque le loro radici nel lontano passato. E sono numerosissimi. Con i suoi 365 paesi disseminati nelle quattro province, con i suoi dialetti diversi come gli strumenti di un'orchestra, la Sardegna può infatti vantare più di 1500 feste. Non esiste quasi giorno dell'anno durante il quale un singolo centro non sia teatro di qualche ricorrenza. Eppure, nonostante le diversità, in ogni festa esiste un denominatore comune che fa dell'accoglienza nei confronti del visitatore un motivo di vanto.

Al di là delle manifestazioni più celebri, dalla Sartiglia oristanese alla processione dei Candelieri di Sassari, dall'Ardia di Sedilo alla festa del redentore di Nuoro, si segnalano numerosissime altre sagre, meno conosciute ma non per questo meno affascinanti, legate alle stagioni e ai ritmi agresti della civiltà contadina. Conoscerle e parteciparvi, soprattutto quando si svolgono nei periodi dell'anno meno tradizionalmente "turistici", consente di capire un pò più a fondo l'animo fiero degli isolani. Ogni sagra, ogni festa popolare è un momento di vita e di emotività, la stessa che si legge negli occhi di quanti, lasciati gli abiti quotidiani, si rivestono con gli antichi sfarzosi costumi.

Sono gli stessi costumi che aprono i festeggiamenti autunnali dedicati a San Francesco, il 4 ed il 5 ottobre, ad Alà dei Sardi, nel nord dell'Isola. Durante la celebrazione in onore del santo è usanza offrire ai visitatori e agli ospiti un delizioso pranzo campestre in prossimità dell'incantevole area archeologica di Sos Nuratholos, nella quiete dei boschi secolari di sughero. Sempre ad ottobre, a San Vito, si festeggia Santa Maria' e Orrea con una celebrazione che racchiude culti e usanze della vendemmia. Sul finire dello stesso mese, Aritzo richiama invece migliaia di visitatori per la sagra dedicata alle castagne: la festa è un modo per entrare a contatto con tradizioni e cultura orgogliosamente conservate ma anche un'occasione per visitare i boschi e i castagneti disseminati nel territorio comunale.

Durante il mese di novembre, in concomitanza con le celebrazioni per Ognissanti, in numerosi centri vengono preparati i dolci tipici, soprattutto a base di miele, nocciole e mandorle. Nello stesso mese, a Sanluri nella prima decade e a Villanovafranca nell'ultima, ecco alla ribalta un altro prodotto della terra: lo zafferano. In altrettante sagre il prezioso condimento trova spazio nei cibi e nelle pietanze preparate per i visitatori.

A dicembre, durante il quale ogni paese celebra con riti e tradizioni proprie il Natale e il solstizio d'inverno, è d'obbligo una tappa ad Armungia, dove viene riproposto il rito del "Trigu Cottu", il grano cotto, con la confezione di pane speciale per la fine dell'anno. La maestria e la perizia delle mani femminili danno vita a meravigliosi pani, gli stessi che in altri centri dell'Isola fanno da corollario ai numerosi riti del matrimonio.

L''inverno, che nelle zone agro-pastorali rappresenta il periodo di pausa delle attività umane, è tutto un fiore di feste. Pabillonis, Laconi, Abbasanta, Fluminimaggiore, Sedilo, Sarule, Bosa, Villaputzu, Mandas, Macomer e Ghilarza festeggiano il nuovo ciclo dell'anno, secondo gli antichi ritmi della terra: in tutti questi centri è possibile gustare il tipico pane' e sapa, i dolci e i vini del luogo.

Riti, feste, "orge" alimentari fanno di febbraio e del Carnevale uno dei momenti più importanti delle celebrazioni sarde. In questi ultimi anni, grazie all'impegno di amministratori lungimiranti, Alghero promuove i suoi prodotti tipici anche attraverso una nutrita serie di manifestazioni culinarie che, come la Sagra del riccio tra gennaio e marzo e dell'aragosta tra maggio e giugno, stanno avendo grande successo. Grande allegria anche a Muravera per la Sagra degli agrumi, con sfilata di "traccas" ed esibizione di gruppi folcloristici provenienti da località produttrici di agrumi.

Il Carnevale in zone prevalentemente pastorali come la Barbagia è perenne motivo di fascino per il visitatore che si avventuri fra le strade dei singoli centri. Così i ritmi della transumanza e il rapporto uomo-animale trovano nella celebrazione grottesca della festa il culmine ironico. Gli Issokadores e i Mamuthones di Mamoiada, i Merdules e i Boes di Ottanà, i Thurpos di Orotelli vanno ben oltre una stereotipata rappresentazione carnascialesca della festa, e ripropongono i ritmi del lavoro nei campi e le fasi della cattura delle bestie con costumi e orpelli degni di essere visti almeno una volta nella vita. Altrettanto suggestivi sono i riti che accompagnano i carnevali di Tempio, Borutta, Bono, Santu Lussurgiu, Samugheo, Bosa, dove tra le maschere della tradizione locale è possibile consumare pietanze e piatti tipici. Da non dimenticare poi un curioso Carnevale subacqueo che si svolge nelle acque di Santa Teresa di Gallura tra carri e sub in costume. La sfilata sotto il mare può essere seguita in diretta su un grande schermo innalzato nella piazza principale. A premiare i partecipanti provvede una giuria, ovviamente subacquea. Verso la fine di febbraio, infine, Bulzi e Pattada, patria del coltello sardo, festeggiano il sabato delle Ceneri con un pranzo in piazza.

I riti della Settimana Santa trovano nell'Isola maestosità e sacralità: non vi è centro che durante le celebrazioni della Pasqua non si prodighi in rappresentazioni dall'antico sapore. Qui l'anima cristiana delle genti sarde trova la massima coesione, nei costumi e nelle processioni che, da Cagliari e Sassari fino ai centri più piccoli, si snodano dietro statue, effigi e simulacri del Cristo, come a Oliena per S'incontru e a Scano per il Venerdì Santo.

A una sacralità diversa, quella legata ai culti della terra e della vite, appartiene la ricorrenza dedicata a Sant'Isidoro ad Atzara. Nel centro cittadino, tra costumi tipici e una processione di carri trainati da buoi, viene celebrata la sagra del vino, di cui Atzara è apprezzato produttore: a tutti, naturalmente, ne verrà offerto un bicchiere della migliore qualità.

Nella tradizione sarda sono frequenti le dedicazioni a santuari campestri frutto di leggende e racconti. E' il caso di San Francesco di Lula, presso Nuoro. Una tradizione orale vuole che un bandito del luogo, accusato di omicidio, avesse trascorso le giornate della latitanza nelle montagne intorno a Lula. Il giovane promise al santo la costruzione di una chiesa in cambio della prova d'innocenza. Venne esaudito, sciolse il voto e tutti gli anni, nel mese di maggio, si recò in pellegrinaggio fino alla chiesetta eretta in onore del santo. Alla morte del miracolato, la tradizione fu proseguita da amici e parenti. Ancor oggi i nuoresi la rispettano attraverso i complessi riti che accompagnano le sagre campestri, durante la sosta e la vita nelle "cumbessias", le casette dei pellegrini che attorniano il santuario, nelle celebrazioni che coinvolgono sacralità e prodigi della natura nell'idea comune della vita all'interno del gruppo.

Tra le processioni religiose più sentite ci sono quella di Santa Caterina d'Alessandria a Orroli, l'ultima domenica di giugno, Santa Maria del Mare a Orosei, l'ultima domenica di maggio, la Madonna dei Martiri a Fonni, agli inizi di giugno e il Corpus Domini a Desulo dove si ammirano gli splendidi costumi delle donne. Molto particolare anche la corsa degli scalzi a Cabras, nella penisola del Sinis, la prima domenica di settembre.







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